Il termine traduzione indica sia l’atto del tradurre un testo scritto, sia il risultato di questa attività. La traduzione è quindi da un lato il processo attraverso il quale si riscrive fedelmente un messaggio in una lingua diversa da quella originaria. Dall’altro è il risultato di tale processo: la traduzione in quanto testo di arrivo. I dizionari parlano di traduzione anche in riferimento alla comunicazione orale, sebbene il termine tecnicamente più corretto in questo caso sia interpretariato o interpretazione.
Oggi ottenere una traduzione scritta è facilissimo: basta immettere il testo in un traduttore automatico o in un ChatBot e premere Enter per avere in un attimo la versione nella lingua desiderata. Ma si tratta davvero di una traduzione? Lo scopo di questo articolo non è stabilire il primato della traduzione professionale su quella automatica o generativa, bensì riflettere sulle differenze tra le due. È corretto utilizzare il medesimo termine per indicare due processi così diversi, l’uno umano e l’altro automatico? E se i processi sono diversi, è bene usare lo stesso nome per definire i loro risultati? Proverò a rispondere a queste domande, partendo da una riflessione sul significato di tradurre e traduzione. E spiegando poi cos’è una traduzione e che cosa non è.
Cosa vuol dire tradurre secondo i dizionari della lingua italiana
I dizionari della lingua italiana riportano tutti i significati del verbo tradurre, ma gli unici che qui ci interessano sono quello ‘fondamentale’ e quello ‘tecnico-scientifico’. Riporto le definizioni di due autorevoli vocabolari consultabili online: Il Nuovo De Mauro e Treccani.
Il Nuovo De Mauro ci dice che il significato fondamentale è: “volgere, rendere in una lingua diversa da quella originale un testo scritto od orale, o anche solo una frase o una parola”. In ambito informatico, quindi nella sua accezione tecnico-scientifica, tradurre significa invece: “convertire il formato in cui sono codificati dati, comandi, ecc. in un altro formato, senza modificare i dati o i comandi stessi”.
Il vocabolario Treccani fornisce sostanzialmente le stesse definizioni. Nel suo significato primario, indicato come 1.a., tradurre vuol dire “Volgere in un’altra lingua, diversa da quella originale, un testo scritto o orale, o anche una parte di esso, una frase o una parola singola”. La voce 1.b. recita poi: “Per analogia, in informatica, trasformare dati o istruzioni da una forma o da un certo alfabeto in un’altra forma o alfabeto, senza perdita d’informazione” (grassetto mio).
Lo stesso verbo indica quindi sia l’attività umana del tradurre una lingua sia, “per analogia”, qualunque attività di conversione da un formato all’altro in ambito informatico. L’analogia – termine che rimanda a una similitudine e non a un’uguaglianza – sta nel fatto che una lingua è un codice, ovvero un sistema di segni, regole e convenzioni condivise, e in quanto tale è paragonabile a un linguaggio informatico.
Se andiamo a cercare la definizione di traduzione, l’analogia tra attività umana e operazione informatica permane, ma il De Mauro inserisce la traduzione automatica nella sezione delle polirematiche, cioè di quelle espressioni composte da più parole che formano un insieme non divisibile. Una polirematica perde il suo significato se si separano i singoli termini che la compongono. Una traduzione automatica è dunque cosa ben diversa da una traduzione.

Per chiudere il cerchio, cito ancora le definizioni di traduttore. Per Treccani, il primo significato è: “Chi traduce o ha tradotto in altra lingua, autore di una traduzione, soprattutto di testi scritti, più raram. di discorsi e comunicazioni orali, per i quali il termine più com. è interprete, tranne che in alcuni casi, come t. giurato e t. simultaneo”. Per il De Mauro: “chi occasionalmente o per professione esegue traduzioni spec. di testi scritti”. Da notare che, per entrambi, lo strumento che fornisce una traduzione automatica è un traduttore elettronico, un’altra polirematica.
In conclusione, le parole tradurre, traduzione e traduttore dovrebbero evocare, come prima associazione di idee, un’attività intellettuale, l’opera che ne deriva e la persona che ne è autrice. Le cose però non stanno più così.
Cosa vuol dire tradurre nella percezione collettiva
Il notevole progresso tecnologico a cui abbiamo assistito nel campo della traduzione automatica negli ultimi vent’anni – dapprima con l’introduzione su grande scala della Neural Machine Translation (NMT) a partire dal 2013 e poi con la recentissima diffusione della traduzione generativa, basata sui Large Language Model dell’Intelligenza Artificiale – ha provocato uno slittamento di significato del termine traduzione.
Oggi, nella percezione collettiva traduzione automatica e traduzione spesso si equivalgono e l’immagine a cui rimanda immediatamente la parola traduttore non è più una figura umana. Basta digitare il termine in un motore di ricerca per rendersi conto di come i traduttori elettronici si siano appropriati del significato ‘fondamentale’ del termine, sbarazzandosi dell’aggettivo che servirebbe a identificare il processo automatico.

Google ingloba il termine traduttore direttamente nel nome del prodotto, DeepL si autoproclama “Il miglior traduttore al mondo”, e Reverso, per restare ai primi risultati di ricerca che vedi nell’immagine, promette traduzioni istantanee gratuite. Tutti e tre evitano accuratamente di specificare che si tratta di traduzioni automatiche. Sono strategie di marketing, molto simili a quella con cui si è scelto il nome di intelligenza artificiale. Stiamo assistendo a una manipolazione delle parole per interessi utilitaristici affine a quella che Gianrico Carofiglio denuncia nel suo saggio La nuova manomissione delle parole analizzando il linguaggio della politica.
Accanto alla traduzione, sono caduti nel tritacarne anche la scrittura, che della prima è sorella, e concetti ancora più nobili come intelligenza, conoscenza e giudizio. I traduttori sono stati costretti ad aggiungere alla loro denominazione un aggettivo che li differenziasse dai concorrenti artificiali. Si è iniziato così a parlare sempre più spesso di traduttori e traduttrici professionali, ma l’espediente non è bastato a metterli al riparo dai manomissori di parole, come dimostra questo grafico di AnswerThePublic.

AnswerThePublic è uno strumento per l’ottimizzazione di siti web e serve a capire cosa le persone ricercano in Internet. Al centro del grafico c’è la parola chiave che ho chiesto allo strumento di analizzare. Disposte a raggiera lungo la circonferenza ci sono le domande poste dagli utenti, suddivise per motori di ricerca, e-commerce, social media e modelli di intelligenza artificiale. Colpiscono, nella fascia color salmone e in quella gialla, le voci:
- traduttore professionale gratis
- traduttore professionale gratis online
- google traduttore professionale
- traduttore in tempo reale professionale
- traduttore simultaneo vocale professionale
- traduttore vocale istantaneo professionale
- traduttore vocale istantaneo multilingue
È evidente che chi utilizza queste parole chiave non cerca un traduttore in carne e ossa. Fatte salve le opere pro bono, un professionista non lavora gratis, né è possibile acquistarlo in un e-shop. Eppure persino la stessa Intelligenza Artificiale considera errato “definire ‘traduzione’ un output generato interamente dalla macchina”, perché si tratta di una semplificazione eccessiva e ambigua. “Nel settore linguistico si distingue nettamente tra il processo intellettuale umano e l’elaborazione algoritmica.” Secondo l’Intelligenza Artificiale, la traduzione umana è un “processo creativo e interpretativo svolto da professionisti”. Una traduzione IA/Automatica, invece, è “una conversione basata su modelli probabilistici”.


Tutta questa discussione può sembrare un futile cavillare sulle parole. Le parole, tuttavia, plasmano la realtà e possono essere usate in modo distorto per manipolare e influenzare le persone. Nel caso specifico, la manipolazione semantica in atto ai danni di traduttrici e traduttori professionisti serve a instillare la convinzione che tradurre sia un’attività che non richiede particolari competenze, un’operazione di poco conto, equiparabile alle traduzioni istantanee e spesso gratuite che chiunque oggi può “fabbricarsi” in autonomia, nella piena convinzione che l’output della macchina sia corretto e perfettamente funzionale allo scopo. Ancora una volta, le cose non stanno così.
E dunque cos’è una traduzione (professionale)?
Una traduzione è sempre, nella sua prima accezione, la trasposizione di un messaggio da una lingua a un’altra ad opera di un essere umano per mezzo di un processo intellettuale, creativo e artistico. Tale processo può produrre esiti professionali o amatoriali, a seconda della padronanza delle lingue di partenza e di arrivo, della conoscenza delle tecniche traduttive, della competenza nella scrittura, della cultura generale e dell’esperienza settoriale della persona che la svolge.
Nella sua forma professionale, una traduzione è il punto di equilibrio tra fedeltà al testo originale e autonomia del testo di arrivo. Un equilibrio che si ottiene tenendo conto di tutte le specificità della lingua e della cultura di partenza così come di tutte le peculiarità della lingua e cultura di arrivo, con un processo di adattamento che può essere più o meno consistente in funzione dello scopo che il messaggio originario si prefigge.
In parole povere: una traduzione è una riscrittura, la migliore riscrittura possibile che il traduttore o la traduttrice riesce a fornire calandosi nei panni dell’autore o autrice e interpretandone le intenzioni.
Per arrivare a questo risultato, il traduttore fa affidamento su alcune doti che nessuna macchina ad oggi possiede: creatività, esperienza, sensibilità, immedesimazione e capacità di giudizio. Conviene quindi, a questo punto, definire ancor meglio il perimetro, procedendo per negazione e dichiarando cosa non è una traduzione.
Una traduzione non è una fotocopia
I traduttori automatici ci hanno abituato all’idea che una traduzione sia una sorta di fotocopia: si inserisce il testo di partenza da una parte, si pigia un bottone, ed ecco che dall’altra parte appare la copia perfetta, solo in un’altra lingua. Si è così rafforzata la falsa convinzione, già parecchio diffusa ancor prima dell’avvento dell’Intelligenza Artificiale, che sia sufficiente profondere tutti gli sforzi nel testo di partenza per ottenere poi, con una semplice conversione, un documento altrettanto curato ed efficace in un’altra lingua.
Purtroppo la corrispondenza esatta tra lingue diverse non esiste. La si può ottenere talvolta all’interno dello stesso ceppo e in frasi estremamente brevi e semplici. Tuttavia, più il discorso si fa articolato, più le due lingue si allontanano l’una dall’altra, essendo ognuna di esse un universo a sé stante, unico e non esattamente riproducibile con strumenti estranei al suo contesto storico, geografico, socio-politico e culturale.
Una traduzione automatica non è una fotocopia perché l’elaborazione algoritmica spesso non coglie lo scarto semantico e funzionale tra le due lingue. Una traduzione professionale non lo è per il motivo opposto, ossia proprio perché riconosce questo scarto e lo risolve con un lavoro di adattamento basato su concetti e intenzioni, e non sulle singole parole.
Un team di linguisti, psicologi e informatici delle università di Melbourne (Australia) e Berkeley (California) ha condotto nel 2025 uno studio su 6000 concetti di 616 lingue diverse attraverso l’analisi computazionale di dizionari bilingui. I risultati dello studio, il cui ‘paper’ è stato pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Science, sono confluiti nel Lexical Elaboration Explorer, un’app che fornisce per ogni concetto analizzato l’elenco delle lingue che presentano i maggiori punteggi di elaborazione lessicale. In pratica, le lingue che posseggono il maggior numero di parole in quell’area semantica.

l’app Lexical Elaboration Explorer.
Come puoi vedere sul lato sinistro dell’immagine, l’arabo standard è la lingua che esprime il concetto di “solitudine” con la maggiore ricchezza lessicale. Questo studio è un’ulteriore dimostrazione dell’impossibilità di riprodurre sempre esattamente la sfumatura di significato di un termine nel passaggio da una lingua a un’altra.
Una traduzione non è un calcolo probabilistico
I Large Language Model di Intelligenza Artificiale non pensano. Sono motori di automazione linguistica che costruiscono le frasi sulla base di calcoli probabilistici e attingendo a un’immensa quantità di documenti di riferimento. La loro fluidità espressiva è stupefacente, tale da indurci a ritenere che i loro elaborati siano il frutto di scelte ponderate. Per squarciare il velo di Maya basta condurre qualche piccolo esperimento. Come questo:

L’Intelligenza Artificiale non coglie il nesso logico tra le due parti, non conta le parole utilizzate per tradurre “ti amo” e quindi non si rende conto di aver generato un costrutto privo di senso. Fallisce di fronte a un compito banale, dimostrando di non avere alcuna capacità di ragionamento, mentre qualunque persona con una conoscenza minima delle due lingue è in grado di capire che, non potendo eliminare il soggetto in inglese, è necessario modificare la frase introduttiva: I’ll say it in three words: I love you (Te lo dico in tre parole: io ti amo).
Dove non c’è capacità di ragionamento e di giudizio, non si può parlare di vera traduzione. Semmai siamo di fronte a un’operazione di conversione e automazione linguistica.
Una traduzione non è una commodity
I sistemi di traduzione automatica hanno un grande pregio: sono velocissimi ed economici, se non addirittura gratuiti. Questi strumenti permettono di leggere in tempo reale documenti, recensioni, post, articoli in qualsiasi lingua. Il loro potenziale è enorme: basta un’API o un plugin per automatizzare i processi di localizzazione su scala industriale, con tempi di elaborazione rapidissimi e a prezzi estremamente competitivi. Parliamo di pochissimi euro per centinaia di migliaia di pagine. È evidente che nessuna traduttrice o traduttore professionale può competere con prezzi, velocità e volumi di questo tipo.
L’unica vera commodity è dunque proprio la traduzione automatica, il prodotto di una macchina capace di lavorare su scala industriale. La traduzione professionale, invece, è un’opera di ingegno o quanto meno un’attività intellettuale e creativa. In quanto tale, deve essere considerata un servizio. Sminuirne il valore e pretendere che venga eseguita a prezzi irrisori perché esiste l’alternativa automatica è un comportamento che denota una certa malafede. Perché indurre un professionista a lavorare a prezzi stracciati, se davvero la traduzione automatica produce sempre risultati di pari livello?
In conclusione, la traduzione automatica può fornire risultati più che sufficienti in diversi contesti, soprattutto se l’output è sottoposto a revisione umana. Occorre tuttavia utilizzarla in modo consapevole, senza lasciarsi abbindolare da campagne di marketing antropomorfizzanti. Il successo della comunicazione internazionale di un brand dipende anche dalla capacità di distinguere cos’è una traduzione automatica e cosa una traduzione professionale. Un’azienda che conosca i vantaggi dell’una e dell’altra sarà in grado di scegliere di volta in volta la soluzione più adatta alle sue esigenze, senza spendere più del dovuto per documenti a basso ritorno d’investimento, ma evitando rischi economici e reputazionali nei casi in cui non si possono commettere errori di comunicazione.
Contattami senza impegno, se desideri capire quando ha senso utilizzare la traduzione automatica per la tua comunicazione internazionale e quando, invece, è più opportuno avvalersi di una traduzione professionale.