In Germania l’augurio di buon anno più comune è “guten Rutsch”, ossia “buona scivolata”. E il mio 2026 è iniziato subito con una serie di belle scivolate, trascorrendo con tutta la famiglia – mio marito e le nostre due figlie – mezza giornata sulle Alpi vicino a casa: tempo fantastico, neve farinosa e la mia paletta da neve gialla. Ho sempre trovato molto azzeccato questo augurio tipicamente tedesco. Ogni Capodanno mi vedo seduta sulla cima di una montagna, mentre volgo lo sguardo indietro a quanto di bello e di meno bello ho vissuto negli ultimi 365 giorni. Lancio un sorriso a tutto ciò che è stato, poi guardo in avanti verso la discesa e mi lancio: giù, veloce fino a valle, dove ricomincia l’arrampicata.
Anche con la paletta da neve è così. Si prova un certo formicolio nello stomaco quando si sta seduti lassù su quella sottile lastra di plastica che offre ben poca protezione al posteriore. La neve sarà abbastanza soffice? La discesa è troppo ripida? La prima volta si allunga una mano indietro involontariamente per frenare, ma col tempo si prende coraggio e ci si lascia andare. A ogni giro il gioco si fa più divertente, finché inizia un po’ a stancare perché il formicolio nello stomaco è quasi svanito. E allora sai che è ora di cambiare pista.
Per il mio 2026 mi auguro proprio questo: tanto formicolio nello stomaco e nuove strade che mi portino fuori dalla comfort zone. Non è una decisione che ho preso dall’oggi al domani. Il 2025 è stato un anno di profonde riflessioni: sulla mia attività di traduttrice tedesco-italiano, sull’evoluzione del settore e sul futuro della “traduzione umana”. E poco alla volta ho colto il punto: devo lasciarmi alle spalle tutte le mie comode abitudini, insieme agli ostacoli e ai freni che io stessa mi sono imposta. Devo uscire fuori: via dalla comfort zone!
Via dalla comfort zone: come riempirò di vita e professione il mio motto per il 2026
Questo motto significa per me 3 cose:
1. Diventare autonoma nella gestione del mio blog
Il mio P-Blog esiste già da due anni. All’inizio ero molto entusiasta del progetto, ma nella fase di pianificazione ho commesso due grandi errori.
- Ho affidato tutta la parte tecnica alla mia webmaster, perché pensavo che non avrei avuto il tempo di occuparmene. Una vera sciocchezza!
- Ho escluso a priori i temi centrali della mia professione di traduttrice tedesco-italiano, nella ferma convinzione che non interessassero alla mia clientela e mi sono concentrata invece sui miei settori di specializzazione.
Il risultato: un blog strategico, che dopo due anni contiene soltanto otto articoli in italiano e sei in tedesco perché il mio interesse per il progetto è svanito rapidamente. Trovavo noioso parlare sempre del “cosa” e mai del “come”, senza mettere veramente in luce le mie competenze chiave. Inoltre avevo la sensazione che quel blog non fosse realmente mio, dal momento che dipendevo in tutto e per tutto dalla mia webmaster.
Le cose cambieranno, sono già cambiate in realtà. Il 30 dicembre 2025 sono entrata in The Content Society. Mi aspettano dodici mesi di scrittura dinamica e di divertimento sotto la guida di Judith Peters e del suo team, e con la cara e mutua assistenza di tutti i membri della Community. Questo articolo è il primo passo verso la mia autonomia di blogger: l’ho scritto con le mie mani anche in tedesco e l’ho pubblicato da sola in entrambe le lingue. YEAH! Per motivi tecnici i commenti sono ancora disattivati, ma anche questa impostazione cambierà presto.
2. Essere portavoce della mia categoria
Nell’immaginario collettivo, traduttrici e traduttori sono figure evanescenti. Nella nostra professione impariamo ben presto ad applicare il principio della “mano invisibile del traduttore”. Simili a ghostwriter, lavoriamo dietro le quinte affinché chi legge non si accorga di tutto il lavoro che c’è dietro, perché se si sente puzza di traduzione, quella non è una buona traduzione. E questo non deve accadere!
Siamo perlopiù creature introverse e rimaniamo volentieri nell’ombra. Hai mai visto un traduttore o una traduttrice parlare da un palco? Non credo proprio, a meno che anche tu non faccia parte della categoria. Non mancano tra noi persone che prendono volentieri in mano un microfono, ma in genere solo di fronte a un pubblico composto esclusivamente da colleghe e colleghi. Lavoriamo e viviamo nella nostra bolla.
Per il mondo esterno, di fatto, non esistiamo, perché raccontiamo di rado cosa facciamo e quale valore aggiunto può portare una traduzione professionale. Non c’è da stupirsi se la maggior parte della gente ci considera alla stregua di DeepL o Google Traduttore o se le tech companies pubblicizzano i loro sistemi basati sull’intelligenza artificiale come equivalenti o addirittura migliori del lavoro di noi professioniste e professionisti.
Non posso più restare inerte di fronte a questa accettazione muta e cieca di una narrazione manipolatrice che si regge sull’antropomorfizzazione delle macchine. Voglio uscire dalla mia comoda comfort zone e diventare da quest’anno portavoce della mia professione e farò tutto ciò che posso per contrastare questa rappresentazione distorta. L’intelligenza artificiale mi sta bene, anch’io la utilizzo entro certi limiti, ad esempio per correggere errori ortografici e di battitura. Ma non è affatto quel toccasana che ogni giorno ci viene presentato in tanti ambiti.
3. Ascoltare il mio corpo

Nel 2026 compirò 60 anni. Inizia per me quella fase della vita in cui ci si sente ancora in forma, ma il corpo non riesce più a fare proprio tutto come prima. Meditare per un’ora sul pavimento a gambe incrociate? L’ho fatto per anni, oggi però lo trovo faticoso e preferisco una sedia.
Anche la mia cervicale mi ricorda costantemente che non ho più trent’anni e che non posso permettermi di stare dodici ore al PC. Che poi, anche a trent’anni non è un’abitudine sana.
Applicato al mio quotidiano, il mio motto significa uscire dalla comfort zone che si è cristallizzata nella mia testa. Voglio ascoltare di più il mio corpo e stabilire nuovi ritmi e nuove abitudini che mi permettano di continuare a godere della vita in tutte le sue sfaccettature. Solo, col passo giusto.
Vuoi scoprire come applicherò, passo dopo passo, il mio motto in questo 2026?
Anche tu vuoi uscire dalla tua comfort zone? Lasciamocela alle spalle insieme!
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