Crash test: è arrivato il primo manichino per le donne

manichino da crash test al posto guida con airbag aperto tra testa e volante

Si chiama SET 50F ed è il primo manichino da crash test al mondo a riprodurre le caratteristiche antropomorfiche della donna media. Lo ha sviluppato il team guidato da Astrid Linder, professoressa e ricercatrice svedese nel campo della sicurezza automobilistica, per valutare le lesioni in caso di impatto posteriore moderato. Linder si augura che i risultati del suo lavoro possano costituire il punto di partenza per arrivare presto a un’equa valutazione della sicurezza in auto per tutta la popolazione. Il suo obiettivo: contribuire a rendere obbligatorio l’uso di modelli femminili entro il 2030.

Il primo crash test dummy femminile

Astrid Linder studia i manichini da crash test dagli anni ’90 quando, dopo una laurea in fisica ingegneristica, entrò come dottoranda in un programma di ricerca finanziato dall’Agenzia svedese per l’innovazione Vinnova. Si trattava di sviluppare il primo manichino al mondo per le collisioni posteriori a bassa velocità, necessario per valutare le lesioni provocate ai tessuti molli del collo dal cosiddetto ‘colpo di frusta’.

Il modello realizzato all’epoca da Linder e i suoi collaboratori si basava sui manichini maschili per prove d’impatto laterali e frontali. Nell’ambito di quel programma, Linder scoprì però che le donne hanno una maggiore probabilità di subire un colpo di frusta rispetto agli uomini, e da allora il suo scopo è diventato sviluppare un modello femminile. 

Uomini e donne presentano forti differenze fisiche a livello del torace e del bacino. Nel valutare i tamponamenti a bassa velocità occorre considerare che un corpo femminile è mediamente più basso e minuto di quello maschile, cambiano quindi l’altezza del baricentro del busto e la larghezza delle spalle.

Dopo anni di ricerca, rallentati dalla difficoltà di trovare i fondi, Astrid Linder ha recentemente raggiunto il suo obiettivo. Il manichino SET 50F è il primo crash test dummy che riproduce le caratteristiche fisiche della donna media ed è stato realizzato nell’ambito del progetto Open Access Virtual Testing Protocols for Enhanced Road User Safety (VIRTUAL), grazie ai finanziamenti del programma di ricerca e innovazione Horizon 2020 dell’Unione Europea.

Ti starai chiedendo, forse, perché non esistessero ancora manichini femminili. È semplice: ancora oggi la normativa che regolamenta le prove d’impatto dei veicoli non li prevede. 

Crash test e il manichino SET 50F di Astrid Linder

Come funziona il crash test?

Un crash test o prova d’impatto è un collaudo di tipo distruttivo che valuta la sicurezza passiva di un veicolo, ossia la sua capacità di proteggere gli occupanti in caso di incidente. Il veicolo in prova, o una parte di esso, viene fatto scontrare contro barriere fisse o mobili per simulare l’urto contro un altro veicolo o un ostacolo.

I crash test simulano collisioni frontali, laterali, posteriori e il cappottamento del veicolo per studiare il comportamento della cellula dell’abitacolo e dei vari componenti interni di sicurezza passiva, quali cinture, poggiatesta, sistemi di ritenuta per bambini e airbag. 

L’esecuzione di questi test è obbligatoria per ogni modello di veicolo. Le Case automobilistiche li eseguono sia internamente sia ricorrendo a enti esterni, come il programma Euro NCAP sostenuto dall’Unione europea. 

In queste prove i manichini hanno un ruolo fondamentale per valutare la sicurezza in auto. Questi simulacri hanno caratteristiche fisiche e meccaniche molto simili a quelle umane, ma sono pur sempre fatti di materiali sintetici. Sono quindi equipaggiati con decine di sensori in grado di rilevare anche 10.000 informazioni al secondo, che vengono poi analizzate con cura. 

In teoria esistono manichini di ogni forma e dimensione, che riproducono uomini, donne, bambini e neonati. Di fatto però i manichini donna attualmente in uso sono sempre una riduzione in scala del modello maschile e quindi poco significativi.

Euro NCAP utilizza il manichino Hybrid III per simulare un’occupante donna adulta. Per stessa ammissione dell’ente di collaudo, si tratta di una versione molto simile a quella maschile, ma più piccola e dotata di alcuni attributi femminili. I test Euro NCAP prevedono due prove d’impatto frontali e tre laterali. Il manichino donna è utilizzato soltanto in uno di questi: il crash test frontale contro barriera rigida, nel quale il dummy femminile siede sul sedile del passeggero. Tutti gli altri tipi di collisione sono valutati solo con il modello maschile, in alcuni casi con manichini di bambini sui sedili posteriori.

La ragione di questo evidente gender gap tecnologico e culturale, che vuole la donna al massimo seduta a fianco dell’uomo, è che i regolamenti europei per i test di omologazione dei veicoli prescrivono l’uso di un modello di “uomo medio”. E finché i regolamenti non cambieranno, non ci si potrà aspettare che siano le Case automobilistiche a colmare il vuoto legislativo. Come ha dichiarato Astrid Linder, finché la società non pretenderà che le cose cambino, tutto rimarrà uguale.

“Until society demands that this changes, things will stay the same”

Astrid Linder

Sicurezza in auto anche per le donne entro il 2030

SET 50F è stato sviluppato, come la variante maschile SET 50M, per valutare l’efficacia di un sedile nel proteggere il collo negli impatti posteriori. Questo manichino, il primo in grado di simulare realmente le conseguenze di un tamponamento a bassa velocità su una donna media, rappresenta un importante punto di partenza per superare le disuguaglianze di genere nei test di sicurezza degli incidenti.

“Ora che il modello esiste, non occorre fare altro che usarlo.” Con questa convinzione, Astrid Linder è impegnata in un grande lavoro di divulgazione e intende partecipare ai tavoli decisionali sulla sicurezza, affinché l’uso di manichini femminili sia presto reso obbligatorio. 

Sarà importante investire anche sulla simulazione al computer, oltre che sui test fisici. Per questo il team di Linder sta elaborando un modello virtuale dei manichini SET con l’intenzione di rendere  tutti i dati open-source, affinché possano promuovere ulteriori sviluppi. 

In questa intervista, rilasciata nel 2024, Astrid Linder riassume il percorso che l’ha portata a sviluppare il modello femminile: 

L’intervista rilasciata da Astrid Linder a WECAN nel 2024

L’impegno scientifico e divulgativo di Astrid Linder non è passato inosservato: nel 2023, la BBC l’ha nominata tra le “100 most inspiring women”; nel 2025, Forbes l’ha inserita nella Global 50 Over 50 list.

Per superare le disparità di cui soffre la sicurezza in auto sarà necessario un grande lavoro collettivo. L’augurio di Astrid Linder è che si possa arrivare a costruire auto sicure per tutta la popolazione entro il 2030.

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Crash test – FAQ

In questa sezione trovi la risposta alle principali domande sui crash test e sui manichini utilizzati nelle prove d’impatto per valutare la sicurezza di un veicolo in caso di incidente stradale.

Come si chiamano i manichini da crash test?

Il termine tecnico specifico per un manichino da crash test è ‘dispositivo di prova antropomorfo‘ (in inglese: anthropomorphic test device, abbreviato in ATD). Si utilizza spesso anche la denominazione inglese ‘crash test dummy’; al plurale: ‘crash test dummies’.

Come funziona il crash test?

In un crash test, il veicolo in prova, o parte di esso, viene fatto scontrare contro barriere fisse o mobili per simulare l’urto contro un altro veicolo o un ostacolo. Esistono vari tipi di crash test: frontale, frontale disassato, laterale, posteriore e cappottamento. 

A cosa servono i crash test?

I crash test servono a valutare la sicurezza passiva di un veicolo, ossia la sua capacità di proteggere gli occupanti in caso di incidente stradale. Le conseguenze dell’impatto vengono valutate per mezzo di appositi manichini, su cui sono installati sensori in grado di fornire anche 10.000 informazioni al secondo. 

Cosa significa “Crash Test Dummies”?

I crash test dummies sono i manichini o dispositivi di prova antropomorfi (ATD) utilizzati nelle prove d’impatto di sicurezza stradale. Servono a valutare le lesioni che un occupante può riportare in caso di incidente e a stabilire il livello di protezione garantito da un veicolo a conducente e passeggeri.

Chi ha inventato il crash test?

Non esiste un inventore dei crash test. Le prove d’impatto sono il risultato di un’attività di ricerca condotta da più organizzazioni a partire già dagli anni ’30. Tra queste vanno citate l’aviazione statunitense e la General Motors, che realizzò negli anni ’50 il primo laboratorio per crash test.

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